Agrivoltaico:
Che cos'è e quali sono i suoi vantaggi?

ARTICOLO DI APPROFONDIMENTO PER COMPRENDERE COME FUNZIONA E IL CONTESTO ITALIANO

Nonostante possa suonare nuovo per molti, l’agrivoltaico è un termine abbastanza noto nel settore delle rinnovabili. Negli ultimi decenni il concetto di sostenibilità è diventato sempre più importante a livello europeo ed internazionale, e si è fatto largo in diversi settori, tra cui quello agroalimentare. Rispetto a qualche anno fa, oggi è più comune vedere grosse e alle volte bizzarre infrastrutture nelle campagne, che coprono vaste aree coltivate. Si tratta di impianti agrifotovoltaici, detti anche impianti agrivoltaici. Non sono altro che impianti fotovoltaici destinati ai terreni seminativi. Questi hanno lo scopo di creare un legame tra l'energia rinnovabile, in questo caso l'energia solare, e l'agricoltura.

Per l’Italia, l’ambizioso obiettivo contenuto nel pacchetto climatico dell’UE Fit for 55%, di installare circa 60GW ulteriori di fotovoltaico entro il 2030, potrebbe rappresentare un’opportunità per coniugare progetti agronomici con impianti di produzione di energia. Tuttavia, è importante soffermarsi su alcuni numeri per sfatare i pregiudizi una volta per tutte.
Ricordiamo che l’Italia ha una superficie di 30,2 milioni di ettari di cui circa il 58% è agricolo, il 34% è forestale e il restante 8% è cementato. Analizzando gli ultimi 30 anni, il settore agricolo ha visto l’abbandono di 5 milioni di ettari di terreno, che rimane censito come agricolo, ma non viene più utilizzato. Quindi circa il 16,5% dell’intero territorio nazionale è attualmente abbandonato.
Ma se in passato abbiamo già utilizzato aree agricole per il fotovoltaico, perché usarne di più?
L’impianto fotovoltaico realizzato a terra (senza calcestruzzo) copriva lo 0,03% del territorio. È ormai provato che la realizzazione di un impianto fotovoltaico non inquina, anzi fa riposare il terreno per 30 anni. Inoltre, la realizzazione dell’impianto è quasi totalmente reversibile. I benefici, invece, hanno un peso non indifferente in termini di produzione di energia elettrica.
Analizzando il caso peggiore, realizzando tutti i 60GW sui terreni agricoli, l’estensione che verrebbe utilizzata è stimabile in 120.000 ettari, circa lo 0,7% della superficie agricola che potrebbe essere disponibile per progetti agrivoltaici che innoveranno l’agricoltura con denaro privato, aiuteranno la biodiversità, produrranno energia da fonti rinnovabili e aiuteranno anche il 99,3% dei restanti terreni agricoli (severamente testati da monocoltura, produzione intensiva, abuso di pesticidi/prodotti chimici, cambiamento climatico). Oltre a tutte le tasse che queste iniziative private porteranno, questo creerà indotto e occupazione stimolando così l’economia. Importante anche ricordare che questi impianti saranno privi di incentivi pubblici, vendendo energia elettrica sul mercato allo stesso modo degli impianti a gas e carbone, ma facendolo senza inquinare e utilizzando il sole come materia prima gratuitamente.
L’obiettivo comune non deve essere demonizzare queste installazioni ma chiudere le centrali a carbone e a gas, vere nemiche dell’ambiente, e per farlo l’unica soluzione è installare impianti di energia rinnovabile, meglio ancora se abbinati all’agricoltura.

Il concetto nasce in un articolo del 1981, “Kartoffeln unterm Kollektor” (patate sotto i pannelli) scritto da Adolf Goetzberger. Il vantaggio garantito dal binomio solare-agricoltura è stato studiato negli anni successivi e negli anni 2010 sono iniziate le prime sperimentazioni che hanno dato risultati notevoli, come dimostra l’impianto sperimentale agrifotovoltaico installato nel 2016 nei pressi del Lago di Costanza, in Germania. È stato dimostrato che questo tipo di impianto solare non solo non disturba l’attività agricola, ma aumenta la produzione grazie a molteplici fattori; un esempio è l’ombra garantita dai pannelli, che migliora le prestazioni del terreno coltivato e protegge le piante dai climi estremi, che purtroppo ogni anno causano gravi danni in Italia e nel mondo. La dimostrazione concreta dei vantaggi che l’agrivoltaico porta è data dal successo dell’impianto sperimentale tedesco, che ha fornito dati importanti sulle colture trattate (precisamente quattro tipologie: patate, trifoglio, sedano e frumento invernale). Rispetto all’anno precedente l’installazione dei pannelli, infatti, le patate hanno aumentato la resa fino al 186% e il frumento del 3%.

Finora abbiamo parlato unicamente di piccoli impianti, ma in realtà l’agrivoltaico può essere potenzialmente utilizzato per tutti i tipi di colture poiché i vantaggi sono molti e garantiscono una maggiore conservazione delle piante e una produzione di qualità. Un esempio è l’esperimento fatto nel 2011 con il fotovoltaico e gli impianti di kiwi, ma lo stesso può valere per altre piante da frutto così come per la produzione di vino. Quanto a quest’ultimo, è l’Europa che ha mosso i primi passi, sviluppando un progetto pilota a Roussillon, in Francia, che prevede l’installazione di pannelli su un vigneto di 7,5 ettari.
I bassi costi energetici e il minor consumo di acqua hanno spinto molti, negli ultimi anni, a studiare progetti agro-solari per la coltivazione agricola. Per gli impianti di medie-grandi dimensioni si è cercato di trovare soluzioni capaci di convivere con il paesaggio e le altre attività agro-pastorali.
L’agrifotovoltaico non solo contribuisce al Sustainable Development Goal – Energia Pulita e Accessibile, ma offre anche enormi vantaggi agricoli che danno la possibilità di produrre di più, meglio e a basso costo. È importante tenere conto di questa innovazione in continua evoluzione e fortunatamente anche l’Italia sta iniziando a muoversi in questa direzione. Molti studi, infatti, stanno valutando i benefici dell’agrivoltaico per il Paese, tra cui il recupero delle aree abbandonate e la tutela della biodiversità.